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Mussolini e la sua prigionia

Il 25 luglio del 1943, alla caduta del fascismo, Benito Mussolini venne prelevato da Gaeta e trattenuto a Roma prima del trasferimento sull’Isola di Ponza. Nella notte tra il 6 e il 7 agosto venne svegliato con le parole “pericolo in vista, dobbiamo partire” ed imbarcato sul cacciatorpediniere “Pantera” con destinazione finale Isola di La Maddalena. Tre auto partirono dal Comando della Marina dirigendosi alla volta della Batteria Padule, dove il Pantera gettò le ancore, per attendere il Duce. Le operazioni di sbarco furono repentine e ben presto il Duce, a bordo di una delle auto, venne trasferito presso Villa Webber. L’utilizzo di questa villa, di proprietà di un cittadino inglese, venne suggerito dall’Ispettore di Polizia Polito il quale, conoscendo da tempo la zona, la indicò come la più adatta ad un compito così delicato. Mussolini ebbe a disposizione l’utilizzo di sole due squallide camere, arredate malamente, senza quadri nè crocefisso.

“Il mio isolamento è quasi assoluto, la vigilanza attorno a me è sempre molto forte, le notizie che ricevo dal mondo esterno sono salutarie e rare”.


”Wikipedia”

Vi furono diversi piani per liberare il Duce dalla sua prigionia. Il più ardimentoso fu certamente quello del Capitano Skorzenj, approvato da Hitler, che mai si concretizzò grazie agli sforzi dei Servizi Segreti Italiani. La sera del 26 venne quindi annunciata a Mussolini l’imminente partenza verso il Gran Sasso. Fu così che, dopo 20 giorni, il 27 agosto si concluse la prigionia del Duce sull’Isola di La Maddalena, raccontata con dovizia di interessanti particolari nel suo diario e nella sua corrispondenza.

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